Otranto è la città più ad Est d’Italia e questa circostanza, oltre che ad essere una semplice curiosità geografica, fa comprendere da subito la millenaria importanza del centro salentino.
Otranto nasce neolitica e messapica e da subito il suo porto assume un ruolo determinante nei contatti tra Oriente ed Occidente. Questi contatti sono sia di tipo commerciale che di tipo culturale: è attraverso il porto e lo stretto canale, da cui nelle giornate di tramontana si intravede l’Albania, che Otranto entra in contatto con la Grecia, assimilandone cultura e civiltà.
In epoca romana diventa l’Hydruntum latina (da cui poi deriva il nome della città) e tale resta sino alla conquista dell’imperatore Bizantino Giustiniano, quando, nel 552 d.c., diventa parte organica dell’Impero Romano d’Oriente. Questo dominio dura sino alla conquista Normanna del 1069, sancendo, dopo cinque secoli, la fine della dominazione bizantina nell’Italia Meridionale. Ecco, quindi, che la popolazione, a quel tempo, aveva usi e costumi orientali, fedele a Bisanzio e non al Papa di Roma, ed i Normanni, che conquistano questa strana città italica, intrisa di cultura bizantina ed orientale, decidono di costruire la grande Cattedrale Latina, simbolo della nuova fedeltà al Cristianesimo di Roma. Tuttavia, le maestranze locali hanno tecniche, tradizioni e visioni bizantine, architetture più vicine a Costantinopoli che a Roma, ed il risultato è unico ed irripetibile: nasce una grande cattedrale Normanna, fondata dai Normanni, ma ricchissima di influenze orientali e bizantine, così unica e diversa dalle altre magnifiche Cattedrali romaniche di Puglia.
I Normanni fondano, circostanza incredibile per il tempo, San Nicola di Casole, un monastero di rito greco ad Otranto, sorretto da un igumeno (e non da un abate), grazie al quale rientrano in Italia ed in Occidente, dopo i secoli bui delle invasioni barbariche, i testi originali di Platone ed Aristotele. Una scuola di poesia, una fucina di arte e cultura, che illuminerà questa parte d’Italia sino agli albori del Rinascimento. E’ da San Nicola che arriva il monaco Pantaleone, l’autore del grande mosaico pavimentale della Cattedrale, del grande albero della vita, che è una finestra sulla civiltà ed il sapere medioevale universale, non solo di questi luoghi.
Ed i contatti, le idee e la cultura, continuano sempre ad attraversare il canale tra Otranto e Valona, braccio di mare largo appena 40 miglia, facendo della città la cerniera tra oriente ed occidente; una mattina di luglio del 1480, però, da quel mare arrivò l’invasore turco che, al comando di Acmet Gedik Pascià, Gran Visir di Maometto II e Sangiacco di Valona, cominciò ad apprestare cannoni e bombarde attorno alle medioevali mura della città, con lo scopo di abbatterle e fare di Otranto un avanposto per l’invasione dell’Italia intera. Era il 28 di Luglio del 1480, d il 14 Agosto la città cade ed 800 otrantini superstiti furono condotti sul colle della Minerva e giustiziati per rappresaglia al loro rifiuto alla conversione ed alla resa. L’occupazione fu tremenda, donne e bambini ridotti in schiavitù e deportati, ma, nel 1481, la città fu liberata dagli eserciti cristiani coalizzati. Gli ottocento divennero Santi e furono chiamati i migliori architetti militari del tempo per riedificare la fortezza e le mura, il castello ed il centro storico; ma il tempo è passato, la storia volge ormai il suo sguardo ad Occidente, verso le neo scoperte americhe, perde d’importanza la rotta verso Oriente ed i turchi vengono definitivamente sconfitti, nel 1571, a Lepanto, scongiurando definitivamente l’invasione dell’Italia. Otranto lentamente scivola via verso l’oblio, e diventa un borgo di contadini e pescatori, laddove solo le mura possenti e la grande Cattedrale riecheggiano i fasti antichi di una magnificenza che fu, consegnandosi pigramente sino ai giorni nostri.
”Otranto è l'anagramma di tornato.
~Roberto Cotroneo
Questo è un luogo dove si ritorna sempre.
Che ti porti addosso come una bellissima memoria.
OTRANTO la storia
OTRANTO in un giorno: la città
La città, carica di storia e di storie, è ricchissima di monumenti ed attrazioni. Oltre a quelle dei paesaggi costieri ed al mare, Otranto si distingue per la ricchezza dei suoi beni culturali e per il fermento di iniziative, spettacoli e mostre che caratterizzato tutta la stagione turistica.
Una giornata intera è sufficiente per visitare il centro storico: una vera e propria cittadella fortificata, circondata dalle alte mura rinascimentali, ricostruite dopo la distruzione degli invasori turchi del 1480. Prima di entrare nel cuore del borgo, potreste visitare i fossati, accedendovi dal porto, lungo il percorso che vi porterà ai piedi del castello e della cinta muraria, così come l’avrebbero potuta vedere gli invasori che intendevano espugnare la città. Al principio sarete colpiti dalla maestosità del puntone diamantato cinquecentesco del castello, quindi, continuando, sarete dominati dall’imponenza delle fortificazioni del ‘400 (le torri circolari Ippolita e Duchesca). Questo percorso si conclude in via delle Torri con arrivo a porta Terra, l’ingresso storico alla città. Accedendo da porta terra troverete la Torre Alfonsina, con il sistema di difesa dell’ingresso alla città, laddove non potrete fare a meno di notare le caditoie dal quale gli assediati colpivano dall’alto gli invasori. Subito dopo la Torre Alfonsina, girando a destra ed inerpicandovi per via Basilica, arriverete alla piazza della Cattedrale.
La Cattedrale, del 1068, è un vero è proprio scrigno di tesori, a cominciare dal mosaico pavimentale realizzato dal Monaco Pantaleone e che rappresenta l’albero della vita. Il mosaico è il più grande pavimento medievale in Europa ed è stato realizzato nel 1163. La struttura, di impostazione romanica, in realtà ha forti ed importanti contaminazioni bizantine, tant’è che il risultato è unico e diverso da tutte le realizzazioni coeve. Di grande pregio la cripta che si snoda nell’area sottostante dell’abside, del presbiterio e di parte dell’aula, risale all’XI secolo ed è una miniatura della celebre Cisterna di Teodosio o della Moschea di Cordova.
Possiede tre absidi semicircolari e si caratterizza per le quarantotto campate intervallate da oltre settanta tra colonne, semicolonne e pilastri. La particolarità è nella diversità degli elementi di sostegno, provenienti da edifici antichi e altomedievali, dal vario repertorio figurativo.
La cattedrale custodisce i resti degli 800 martiri di Otranto trucidati di Turchi durante l’assedio del 1480.
Terminata la visita alla Cattedrale, ulteriore tappa è il castello. L’aspetto si deve ad una generale ricostruzione della fine del Quattrocento su progetto di Francesco di Giorgio Martini il grande architetto militare del rinascimento, in seguito alle distruzione turca del 1480.
Più tardi i viceré spagnoli, che ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare: opere di difesa straordinaria furono attuate nel 1535 da Don Pedro di Toledo, di cui rimane lo stemma sul portale d’ingresso e sulla cortina esterna. I due bastioni poligonali aggiunti nel 1578 sul versante rivolto al mare, inglobarono il preesistente bastione aragonese. Le sale, tutte visitabili, ospitano mostre ed esposizioni di alto spessore culturale.
Non può mancare la visita ai sotterranei, vero labirinto scavato in parte nella roccia ed al cui accesso provvedono le guide locali in sito che vi daranno in dotazione elmetto e torcia.
Terminata la visita al castello, vicino vi è la Torre Matta; questo è un monumento unico nel suo genere, in quanto è il risultato della sovrapposizione di due diverse strutture fortificate: infatti si ha un enorme spazio libero, alto circa 21 metri, scaturito dalla chiusura della originaria torre quattrocentesca, con una successiva fortificazione pentagonale del cinquecento, definendo, in questo modo, questo grande volume interno, molto suggestivo e reso fruibile da pochissimi anni.
Il giro dei monumenti del centro storico si completa con la visita alla piccola chiesa di San Pietro, del IX secolo, ricca, all’interno, di affreschi bizantini raffiguranti l’ultima cena e la lavanda dei piedi. La chiesa è a croce greca circoscritta ed è, insieme alla Cattolica di Stilo, l’unica sopravvissuta della dominazione bizantina medievale nell’Italia meridionale.
Verso il porto, vicinissimo a BluOtanto, vi è il colle della Minerva, con il Santuario di Santa Maria dei Martiri, luogo mistico di religione e fede, sulle cui pendici avvenne il sacrificio degli 800 ad opera dei Turchi e di cui, la bellissima scalinata settecentesca, ne ripercorre l’eccidio.
A questo punto tuffatevi pure nelle stradine, nei vicoli, nelle viuzze, nei negozi e soprattutto nei locali e nei ristoranti tipici, ricchi di una cucina saporita di mare e di terra. La visita al centro storico di Otranto è una esperienza che passa attraverso al storia, l’architettura, la cultura, la fede e l’enogastronomia.
OTRANTO il secondo giorno: il paesaggio e la costa
Il secondo giorno ad Otranto vi permetterà di ammirare lo splendido paesaggio circostante e la possibilità di esplorare la costa con le sue cale ed insenature.
Si potrebbe, per esempio, cominciare da Nord, partendo dalla grotta della Poesia, a circa 20 chilometri dalla città: la grotta si caratterizza dall’essere vicina all’area archeologica di Roca Vecchia, con resti di fortificazioni medioevali e messapiche. Ancora, verso Sud, si trova la baia di Sant’Andrea, una delle calette più suggestive dell’intera costa caratterizzata da scogliera alternata con una piccola spiaggia.
Sempre procedendo verso sud troviamo i faraglioni di Conca Specchiulla e, quindi, tutto il comprensorio degli Alimini con i suoi 6 chilometri di spiaggia quasi ininterrotta, caratterizzata da una sabbia scura ed un mare cristallino. Decine di stabilimenti balneari attrezzati forniscono servizi ed assistenza, oltre che punti ristoro a sevizio dei fruitori. Al centro di questo lungo litorale sabbioso si trova la foce dei Laghi Alimini, che si possono ammirare direttamente dalla strada provinciale e che costituiscono un ambiente unico ed incontaminato. Punto finale, verso sud, di questa costa sabbiosa è rappresentato dalla famosa Baia dei Turchi, in cui ricompare la costa con scogliera alternata a spiagge dai colori dorati.
Segue, procedendo verso la città, una costa a falesia alta, difficilmente raggiungibile da terra, ma per la quale si possono organizzare, partendo dal porto, escursioni in barca, direttamente dal mare, che consentono di accedere alla baia del Mulino d’Acqua, alla grotta sfondata e “lu murrune” : una incredibile parete di roccia alta 15 metri all’interno della quale si aprono grotte e che domina una baia da colori verdastri e cristallini, tanto da vedere direttamente il fondale che qui pesca quattro cinque metri.
Riprendendo il nostro viaggio, si arriva in località Grotta Monaca, una zona ricca di fiordi rocciosi che si inerpicano sin su al pianoro sovrastate ed in cui si apre la grotta, accessibile da terra tramite una angusta galleria o da mare, direttamente a nuoto o in barca. Canalone, Cerra, La staffa, sono tutti nomi che i locali hanno dato, nel corso dei secoli ,a questo tratto di costa con scogliera bassa alternato a falesia, di una bellezza unica, dalle acque profonde di un blu intenso con sfumature di verde smeraldo.
A sud di Otranto, dopo l’insenatura del porto della città, prosegue la costa rocciosa, passando sotto alla torre del Serpe, antica torre di scoperta del periodo normanno-svevo e su cui si raccontano leggende inquietanti e suggestive. Nella stessa zona si ha il lago rosso di Bauxite, in cui colori fortissimi ed intensi, che vanno dal rosso delle pareti al verde dell’acqua del fondo, creano un paesaggio unico, lunare si direbbe, nato da una antica cava di quel minerale successivamente abbandonata.
Ancora più a Sud, vi è la baia dell’Orte da cui si può osservare in lontananza, l’imponente profilo del faro della Palascia, il punto più ad Est d’Italia.
Il faro può essere direttamente raggiunto da una ripida stradina che si innesta direttamente sulla provinciale per porto Badisco, pochi chilometri più avanti.
L’aspra costa rocciosa ora conduce sino a porto Badisco, passando per Torre Sant’Emiliano, luogo di atmosfere medioevali e suggestioni nordiche, di un paesaggio sospeso nel tempo ed incontaminato da millenni.
Porto Badisco, un vero e proprio fiordo naturale dai colori stupefacenti, è un luogo in cui gli uomini hanno vissuto sin dagli albori della storia: la grotta dei Cervi, scrigno dei più enigmatici pittogrammi del neolitico, domina l’insenatura, e qui la storia diventa leggenda, immaginando Enea che, fuggendo da Troia con il padre Anchise, sbarca in questo anfratto, toccando per la prima volta il suolo italico.
E poi ancora a sud, verso Santa Cesarea Terme, a pochi chilometri, Castro Marina e la grotta Zinzulusa, il Ciolo, sino a giù, all’estremo sud, a Santa Maria di Leuca, de finibus terrae, lungo strade che si aggrappano alle Falesie e ci fanno scoprire luoghi unici, panorami spettacolari, incontaminati ed inaspettati.
Ma poi c’è il cibo, il vino, la sequela dei ristoranti lungo la strada, del pesce e dei ricci di mare magari mangiati da Carlo a Badisco appena raccolti dal fondale del mare d’Otranto, mescolanza di tanti sapori, contaminati dalla storia e dai popoli che qui sono arrivati, e che solo una gastronomia di mare e di terra, come quella del Salento può garantire.
E poi c’è il mare, ci sono le spiagge e le gite in barca, il diving e gli incredibili fondali incontaminati, le escursioni verso i paesi dell’interno, verso Galatina con la sua incredibile Basilica di Santa Caterina d’Alessandria o piuttosto per scoprire i menhir di Giurdignano, o le centopietre di Patù, con le sorprese dei borghi antichi, come quello di Specchia, di Presicce o di Nardò e dei castelli come l’imponente maniero di Copertino o la città fortificata di Acaya, sino a raggiungere Lecce, a soli quaranta chilometri, con i suoi musei, le sue chiese, il suo barocco.
E’ vero: non basta il secondo giorno ad Otranto per tutto questo, sarete costretti a scegliere, a fare dei tagli, delle selezioni…stabilire se vedere questo oppure quello o se assaggiare un panino al polpo od uno spaghetto ai ricci, ma forse potreste restare di più in questi luoghi, di scegliere una vacanza “lenta” che vi permetta di immergervi completamente in una terra che non è soltanto “sole mare e vento”, ma anche cultura, storia e storie, enogastronomia, sagre, feste, vita e genti, per una esperienza totale in un luogo in cui, credetemi, prima o poi ci ritornerete.